| Di notte... |
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| Scritto da Luca Cattaneo | |
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Ricordate quell'amico liberale
che abita dentro di me, che ogni tanto non mi lascia dormire L'ha presa alla larga, interrogandomi con fare sornione su cos'è la ricevibilità. Gli ho chiarito che è il diritto o il divieto di intervenire su determinati argomenti: una mozione non è ricevibile se riguarda argomenti la cui competenza è riservata al Municipio. Stavo per girarmi dall'altra parte quando l'ho sentito borbottare: «Ma se la mozione è un diritto, quando non è ricevibile si nega il diritto, no?!» Lo informo, per farlo star zitto, che determinati diritti sono circoscritti a determinati argomenti, e che determinati argomenti sono riservati a determinate istanze. Spiegazione alquanto impastata, ma avevo sonno davvero! Mi ha poi chiesto, stavolta con toni altezzosi, in virtù di quale ragionamento può essere negato un diritto. Io non ero del tutto sveglio, ma sono riuscito a mettere insieme una spiegazione, preceduta da un «Se poi mi lasci dormire te lo dico.» «Converrai che non si può delegare qualcuno a occuparsi di qualcosa e poi lasciare che tanti altri intervengano di continuo a dirgli come fare o non fare. Sarebbe un casino.» E chiudo. «Posso dormire ora?» «Ma se è così chiaro», riprende lui, «cosa diavolo state a discutere?» A questo punto mi metto a sedere sul letto e lo apostrofo severamente: «Senti bello, non è mica così semplice sai? Le cose non sono sempre chiare, i punti di vista variano, e le leggi talvolta non sono molto precise. La smetti adesso? Guarda che domani lavoro, io.» Certo di averlo intimorito mi ficco sotto alle coperte, ma quando sto per addormentarmi sento un sussurro «Ma tu cosa ne pensi?» Allora decido di tagliare la testa al toro. «Io penso gli affari miei e lascio dormire la gente! Ma se proprio vuoi saperlo, sono un liberale, uno di quelli per cui le libertà e i diritti sono sacri.» Mi permetto alzare un pochino la voce. «Per questo, nel dubbio, ripeto "nel dubbio", mi va bene accettare tutte le interpellanze e mozioni di questo mondo, all'insegna del diritto di parola, della trasparenza e del confronto». C'è rimasto di sasso, non si aspettava che mi incavolassi, e non parla più. Meglio così. Solo che dopo un'ora non avevo ancora preso sonno. Mi sono rimesso a sedere e l'ho chiamato. «Stavolta ti sveglio io! Devi anche sapere, bello mio, che nel dubbio preferisco sbagliare perché ho concesso dieci diritti in più piuttosto che uno in meno! Chiaro?!» Mentre mi riallungo sotto alle coperte sento un sussurro: «E per fortuna che domani deve lavorare.» |
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 23 febbraio 2010 16:30 ) |

